
È finita oggi, con il sit in in via Firenze, la protesta dei ragazzi del Cutelli. Le agitazioni erano cominciate tra giorni fa, dal momento che al consiglio d’Istituto del 9 Ottobre le richieste del Comitato Studentesco sono state in gran parte bocciate (vedi articolo sotto). La risposta dei Cutelliani è stata pronta: assemblea autoconvocata giorno 10, per informare tutti delle decisioni prese dal Consiglio d’Istituto e per mettersi d’accordo sui modi della protesta, sciopero giorno 11, con manifestazione davanti la sede centrale, sit in giorno 12.
La manifestazione di giorno 11 ha visto partecipare una piccola parte degli studenti del Liceo, laddove il sit in ha coinvolto più gente (anche se ancora poco in rapporto al numero complessivo degli studenti del Liceo).
Alle 8 e 15 ancora pochi erano i partecipanti, ma il numero è andato crescendo progressivamente (probabilmente anche grazie a studenti esterni, che si trovavano in giro data la giornata di sciopero generale indetta oggi contro la riforma Fioroni).
La massa inferocita di studenti si è concentrata davanti
ai cancelli della scuola, dando vita a numerosi cori di protesta (forse più da stadio che da protesta…) contro la Preside e il Consiglio d’Istituto. Cori di tutti i tipi, dallo stoico “Ultima speranza, lotta ad oltranza” al più generico e inflazionato “Buffoni!”, dal poco aristocratic

o “Se Rosetta [nome della Preside] è magica, Cicciolina è vergine” al bellico “Lotta ad oltranza, grido di battaglia”, dal “patriottico” “Noi siamo il Liceo Cutelli” al volgare (e privo di senso) “Questo palazzo non serve a un c****” (la rima è facilmente indovinabile), dai calcistici “Non molliamo mai, non molliamo mai”, “Tutti avanti, ooo, tutti indietro, ooo, tutti a sinistra, ooo, tutti a destra, ooo” (da recitare rigorosamente a braccetto), “E chi non salta, è il Consiglio, ooo” ai proletari “Contro la scuola dei padroni, 10, 100, 1000 occupazioni” (anche nella variante “Contro il consiglio dei buffoni, 10, 100, 1000 occupazioni”), “Servi dei servi dei servi dei servi”, “Come mai, come sempre in c*** agli studenti, d’ora in poi, d’ora in poi, ve la inc******* noi”, dal ritmico “Rosetta, Rosetta, la scuola non ti accetta” al neutro “Ehi, tu, alla finestra, scendi giù e manifesta”. Questi “allegri” coretti sono stati interrotti dall’intervento della Preside, fischiato a più riprese, in cui il Dirigente Scolastico ha esposto brevemente le sue ragioni, salvo poi rientrare in Presidenza, forse perché timorosa di un dibattito con gli studenti, forse perché impegnata in altre faccende. Terminate le parole della Preside, gli studenti del Cutelli continuano nelle loro esibizioni canore, ma è chiaro che è scemato l’interesse dei partecipanti, che progressivamente, attirati dal richiamo ammaliante dei negozi, del letto o di qualsiasi altro svago, lasciano via Firenze. Dopo un inspiegabile inno di Mameli, cantato non si sa per quale oscuro volere del fato, il corteo, ormai pesantemente decimato e senza più la minima voglia di pronunciare neanche una filastrocca, si sposta in Piazza Pilo, rendendo così possibile il passaggio dei veicoli per Via Firenze, che in mattinata era stata chiusa al traffico della Polizia.
In ogni caso, la richiesta portata avanti dagli studenti, ovvero convocare un altro Comitato Studentesco in cui distribuire ai rappresentanti di classe una petizione da firmare con le proteste degli studenti, è stata infine accolta. Il Comitato, con la presenza straordinaria della Preside (Prof.ssa Rosetta Camilleri) e la Presidente del Consiglio d’Istituto (Dott.ssa Maria Grazia Addante) si terrà mercoledì 17.
Una volta finito il confronto tra la delegazione dei rappresentanti e la Preside, il sit in è terminato, ma già non c’era quasi più nessuno.

La maggioranza degli studenti a cui ho avuto modo di chiedere una impressione a caldo si è dimostrata contenta della manifestazione, anche coloro che non sono del Cutelli, ma che hanno apprezzato la protesta e vi si sono uniti per “solidarietà”. Molti hanno approvato quanto successo oggi, soprattutto per dimostrare alla Preside che non vogliono essere presi in giro, come invece avviene da un mese. C’è tuttavia anche chi non ha gradito per niente il sit in, disgustato dalla scarsa partecipazione, laddove invece sarebbe necessario per raggiungere gli obiettivi proposti un impegno da parte di tutti, o dalla politica che filtrava dalle parole di chi “dirigeva” la protesta (registriamo anche degli screzi tra i rappresentanti, per motivi prettamente propagandistici): “C’è più politica in questo sciopero che in tutti gli altri”, dice sconsolata una ragazza.
Soddisfatti per la soluzione raggiunta, in attesa del Comitato di mercoledì, riprendiamo a studiare. Finalmente.